05.07.2017 

La prima volta del biometano da rifiuti organici nella rete del gas italiana

La filiera puo' portare alla nascita di 12mila nuovi posti di lavoro

La frazione organica dei rifiuti rappresenta la fetta in assoluto più ampia della differenziata in Italia, con il 43,3% del totale (Ispra) raccolto. Un quantitativo enorme, che spesso presenta aggiuntive difficoltà di gestione a causa di una scarsa qualità della raccolta differenziata, ma che racchiude grandi potenzialità per l’intero Paese. Stando alle stime del Consorzio Italiano Biogas, la filiera del biometano può portare alla nascita di 12mila nuovi posti di lavoro solo nel settore del trattamento rifiuti, gestione discariche e il ciclo degli impianti agro industriali, con un potenziale producibile al 2030 pari a 8,5 miliardi di metri cubi: il quadruplo rispetto a quanto viene estratto dalle trivelle offshore oggetto del referendum svoltosi lo scorso anno.

Al dispiegamento di questo potenziale si frappone un quadro legislativo inadeguato, come denunciato più volte sia dalle imprese di settore sia dagli ambientalisti con in testa Legambiente, ma nei giorni scorsi un piccolo, significativo passo in avanti è stato concluso.

«Venerdì 30 giugno – informa Snam – il primo biometano è stato immesso nella rete nazionale da parte dell’azienda Montello SpA, leader italiano ed europeo nel recupero e riciclo dei rifiuti organici da raccolta differenziata (Forsu)».

Come spiegano dalla Società nazionale metanodotti, la «produzione annua di biometano a Montello prevista a regime sarà di circa 32 milioni di standard metri cubi, che rappresenta l’equivalente quantitativo di biocarburante per una percorrenza di circa 640 milioni di chilometri da parte di “autoveicoli bio”. Montello SpA, con una produzione oraria pari a 3750 Smc di biometano, è il primo esempio di impianto industriale presente in Italia in grado di produrre biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana. Il nuovo impianto, che recupera fattivamente l’umido organico prodotto da circa 6 milioni di abitanti (equivalente al 60% dell’intera Lombardia), non solo non emetterà emissioni in atmosfera, ma è anche il primo impianto in Italia “Carbon Negative”, recuperando dal biogas generato (composto da circa il 60% di metano e da circa il 40% di CO2) 38.000 ton/anno di anidride carbonica (CO2 liquida), destinata a uso tecnico ed alimentare».

Un esempio che potrebbe presto trovare emuli, a patto che il legislatore quanto l’opinione pubblica riescano a fare dei passi in avanti sul tema: «La produzione di biometano – ha recentemente spiegato direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani – è un anello fondamentale per il corretto trattamento dei rifiuti biodegradabili nell’ambito del nuovo scenario dell’economia circolare europea. A tal proposito, è fondamentale costruire impianti di digestione anaerobica, in particolare nel centro-sud Italia che ne è ancora sprovvisto. Questi impianti sono, purtroppo, ancora poco noti e molto osteggiati ed è fondamentale attivare adeguate campagne d’informazione».

[greenreport.it]